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Le 6 ordinanze 6 del Circo Letizia

Il sindaco di Milano Moratti con sei paginette sgomina droga, prostituzione, graffiti, accattonaggio e ubriachezza molesti. Provvedimenti autoritari, ma ancor prima, inapplicabili e sciocchi

L'impero del divieto e della paura si manifesta prima come tragedia, poi come farsa. Milano va veloce, è già alla farsa. Il sindaco Letizia Moratti, con sei ordinanze sei, sgomina droga, prostituzione, graffiti, accattonaggio e ubriachezza molesti. Sei paginette sei che piacerebbero molto a Gadda, e forse anche a Kafka: «Il sindaco, rilevato, verificato, considerato, ritenuto, visto» tutto quel che c'è da rilevare, verificare, considerare, ritenere, vedere... «ordina, avverte, dispone». Pochi articoli, qualche comma, e il gioco è fatto. I cittadini stiano tranquilli: problema risolto. Il sindaco ha fatto quello che la gente perbene esige con forza: basta con il disordine, lo schiamazzo, l'impudicizia, le ferite alla decenza e al decoro. Muri sporcati da indecifrabili segni, strade occupate da ragazzine impudiche, piazze invase da torme di giovani che bevono e fumano e parlano, semafori piantonati da insopportabili poveri che chiedono la carità: è finita l'era del buonismo, della tolleranza, del Sessantotto, ora comincia la fase della severità, del rigore, dell'ordine.

A prima vista sembra ancora tragedia: la città trasformata in un'orwelliana isola dei viziosi, da sorvegliare e punire. Accontentando le pulsioni autoritarie di chi non vuole vedere in giro prostitute, drogati, ubriachi, rom, poveri, giovani che fumano, che bevono, che ridono. Invece è farsa: perché prostituzione, droga, alcolismo, povertà resteranno, ma lontano dagli occhi. Le mirabolanti sei ordinanze sei del Circo Letizia serviranno solo a nascondere lo sporco sotto il tappeto.

Ma poi serviranno? Quale armata di poliziotti urbani o extraurbani potrà mai controllare ogni giorno e ogni sera le strade e le piazze e i muri e i giardini di tutta la città? Certo, qualcuno nel mucchio si potrà beccare, per estorcergli 500 euro. Così almeno l'amministrazione - restata senza i proventi dell'Ici, salassata dal gioco d'azzardo finanziario dei derivati, privata dei soldi che il governo amico ha tolto a Milano per sanare la bancarotta di Catania - potrà cercare di far cassa. Ma anche su questa possibilità ci sono molti dubbi. I giudici di pace si preparino infatti a una valanga di ricorsi: come dimostreranno, i vigili urbani o i poliziotti tolti a più seri servizi, che la signorina in minigonna è proprio una prostituta, che l'automobilista che si è fermato a parlarle non aveva bisogno di un'indicazione stradale, che la bottiglia di rum non era un regalo da portare a una festa tra amici?

I sei comandamenti sei sanzionano comportamenti. Comportamenti diffusi. Ma, a leggerli bene, è in molti punti difficile stabilire quale sia il comportamento proibito. Nella Milano delle sei proibizioni sei non occorre agire, è sufficiente avere intenzione (di andare con una prostituta, di scolare una bottiglia, di fumare uno spinello): basta il pensiero. La farsa giunge al culmine nell'ordinanza contro i poveri: puniti con 500 euro di multa per aver elemosinato qualche centesimo, chi riuscirà a farli pagare? Quanto dovranno elemosinare per raccogliere la cifra della multa?

I sei divieti sei non hanno neppure il dono dell'originalità e della novità: già altri sindaci e assessori, di destra e di sinistra, hanno nei mesi scorsi nutrito le cronache in giro per l'Italia. Critiche, polemiche, esperienze e fallimenti avrebbero potuto suggerire al sindaco di Milano di fare tesoro delle esperienze altrui. Invece è prevalsa la voglia di mostrare la faccia severa e di unire, in un campionario completo, tutte le sciocchezze già provate o annunciate nel paese. Sarebbe perfino grave, se non fosse, più banalmente, inapplicabile e sciocco.

La Repubblica, 6 ottobre 2008

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