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Quarto Oggiaro, Gomorra è qui

Dopo il blitz antimafia all'alba nel quartiere di Milano

Devo denunciare subito un conflitto d’interessi: ho trascorso a Quarto Oggiaro, in via Lopez, gli anni della mia adolescenza e della giovinezza. Ho frequentato la quinta elementare nella scuola di via Amoretti. Sono diventato grande all’oratorio di via De Roberto. Poi ha fatto il supplente alla media di via Graf. Dunque l’affetto per quel quartiere dove ho vissuto per quindici anni potrebbe abbassare la mia soglia di razionalità. Ma non può impedirmi di vedere la gravità della situazione di quella, come di altre zone di Milano. L’operazione di polizia di ieri mattina all’alba ha sgominato una banda impegnata nello spaccio di cocaina ai “paletti” di via Capuana e in via Aldini. Un gruppo ben organizzato, comandato da Mario Carvelli, calabrese, con tanto di corrieri, fornitori, venditori, vedette. Con ragazzini minorenni che a Quarto Oggiaro avevano la loro Gomorra.

Ogni volta che le cronache si occupano di Quarto Oggiaro (e capita spesso), alla mente si ripresentano le immagini dei gruppi mafiosi che ne avevano fatto un loro stabile e radicato insediamento. Quarto Oggiaro è anche questo. È, insieme, l’omertà mafiosa (di una minoranza) e il coraggio dei suoi cittadini (la maggioranza), che protestano contro la riduzione del quartiere a fenomeno criminale, che hanno aperto un sito d’informazione e dibattito (quartoweb.it) e si sono organizzati in una associazione di associazioni (Vill@perta) che opererà nella restaurata villa Scheibler.

Certo, dal centro non arrivano grandi aiuti. La polizia e la magistratura fanno il loro lavoro e ottengono buoni risultati nel contrasto ai singoli fenomeni criminali. Quello che manca è un monitoraggio dell’insieme dei fenomeni d’illegalità, che riesca a coglierne i segnali anche andando oltre le esperienze degli investigatori. Qualche mese fa era stata proposta a Palazzo Marino la costituzione di una commissione d’inchiesta sulle organizzazioni criminali a Milano. Poteva essere uno strumento utile, tanto più alla vigilia di un Expo che, proprio ai confini di Quarto Oggiaro, alimenterà business milionari e scatenerà gli appetiti dei gruppi mafiosi che operano a Milano, città che è ormai diventata la vera capitale della più forte delle organizzazioni criminali, la ’ndrangheta.

La maggioranza di centrodestra ha respinto la proposta: la commissione d’inchiesta sarebbe del tutto inutile perché senza poteri d’indagine, hanno ripetuto nei giorni scorsi autorevoli esponenti di Forza Italia, An e Lega. In realtà la Commissione Smuraglia, che in passato ha indagato sui fenomeni criminali a Milano, ha dimostrato di essere tutt’altro che inutile. Non è che invece la commissione sia oggi vista con fastidio perché non si vuole, nella Milano scintillante che si prepara all’Expo, sentir parlare di mafia? Perché non si vuole, accettando la commissione, accettare il fatto che Milano sia anche un grande magazzino dove hanno i loro stand (e i loro affari) tutte le organizzazioni criminali insediate nel sud del paese? Del “problema sicurezza” si è sempre pronti a parlare: più polizia e faccia feroce con i rom. Ma “sicurezza” non è anche conoscenza e sradicamento delle mafie che operano in Lombardia?

Repubblica, 27 giugno 2008

 

 

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