testatablog
chi sonofotolibriinchiestecommentiscrivimi

Quando la paura diventa merce politica

L'ideologia della sicurezza. Usare rabbie e timori per guadagnare voti è indegno. Ma soprattutto inefficace


Un uomo muore dopo essere stato legato, imbavagliato e rapinato nel suo appartamento. E subito scattano le reazioni politiche, come un riflesso condizionato. Il fatto accaduto ieri a Milano è grave, la vita di uomo è senza prezzo, la richiesta di poter vivere sicuri a casa propria è sacrosanta. Colpisce però il tono delle reazioni: molti proclami politici e attacchi di esponenti del centrodestra al centrosinistra, dipinto come incapace di garantire sicurezza ai cittadini. È una novità degli ultimi anni. Episodi terribili di criminalità a Milano sono sempre accaduti: rapine, scippi, furti negli appartamenti, violenze, rapimenti, omicidi.

Anzi: a dar retta alle statistiche, ci sono stati anni peggiori e violenze ben più diffuse; ci sono stati momenti, una quindicina d’anni fa, in cui i morti ammazzati a Milano erano più di quelli di Napoli o Palermo. Ma oggi l’opinione pubblica ha una sensibilità più alta, l’insicurezza percepita non si cura delle statistiche perché è più pesante e più forte dell’insicurezza reale. Capita – ci spiegano gli studiosi delle dinamiche sociali – in tutta Europa, in tutte le società ricche dell’Occidente che non hanno più le certezze di un progresso un tempo considerato costante ed eterno; e che si sentono invece insidiate da un mondo che si rimescola e non rispetta più i confini.

Sono processi che crescono nel ventre profondo di una civiltà. Ma ecco che la politica, invece di comprenderli e guidarli, cede spesso alla tentazione di usarli per ragioni di bottega: la sacrosanta voglia di sicurezza, che è un diritto di tutti i cittadini, diventa “ideologia della sicurezza”, bandiera di parte, spot di partito, modo per portare a casa voti. Facendo leva su sentimenti profondi come la paura e la rabbia.

Ma davvero qualcuno crede che il dottor Marzio Colturani non sarebbe morto se a Roma ci fosse stato un governo di centrodestra, o se il Pacchetto sicurezza non fosse stato “depotenziato” dall’intervento della cosiddetta sinistra radicale? E a Milano non c’è forse un’amministrazione di centrodestra? E il principale partito di quello schieramento non è forse stato tra i più accaniti tifosi dell’indulto, che ha rimesso in circolazione migliaia di condannati?

E ancora: c’è qualcuno che davvero crede che a Milano possano essere azzerati i crimini con i 130 carabinieri arrivati in luglio in seguito al Patto per la sicurezza e i 214 poliziotti e i 95 uomini della Guardia di finanza assegnati in base all’accordo? Intendiamoci: quegli uomini servono, se ben impiegati, come serve la massima severità nei confronti degli stranieri che compiono reati. Ma le strade per affermare la legalità sono un po’ più complesse di quello che vogliono far credere i fautori del nuovo razzismo. Serve controllo del territorio, certo, e salda repressione dell’illegalità, insieme all’integrazione e alle chance di sviluppo per chi è dentro i confini  della legalità.

Ecco infatti la parola chiave: stranieri, immigrati. Sono loro i nuovi untori, i responsabili di ogni infezione. Anche Erika e Omar li avevano indicati come i responsabili della loro impresa, e lo straniero era il primo sospettato anche della strage di Erba. Spesso è davvero autore di reati, moldavo o romeno, albanese o nigeriano: come lo erano gli italiani tanto tempo fa, nell’America dell’immigrazione. Dovremmo imparare dalla memoria del nostro passato: del resto, erigere muri non serve, organizzare ronde moltiplica l’odio, usare la paura come merce politica è indegno, ma anche, alla fine, inefficace.

La Repubblica, 14 novembre 2007

shim shim shim
shim shim
Cerca nel sito o nel web


Sito Web

powered by FreeFind

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Diario milanese

Expo

Anni ’70

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

shimshim