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La Lega e la Vega
Destinato a entrare in Parlamento: Maurizio Grassano, leghista, appena arrestato

Vincerà Umberto Bossi? Riuscirà a imporre Roberto Cota (della Lega) come candidato del centrodestra in Piemonte alle prossime elezioni regionali? La domanda non è soltanto di astratta politica, non ha a che fare solamente con gli equilibri dentro il centrodestra e i rapporti tra Umberto e Silvio. No: ha una conseguenza concreta, concretissima. Sapete chi subentrerà in Parlamento, se Cota sarà candidato e se vincerà? Il primo dei non eletti della Lega nord nella circoscrizione Piemonte 2, destinato dunque a sostituire Cota alla Camera dei deputati, è un certo Maurizio Grassano.

Se questo nome non vi dice niente non preoccupatevi. Non è proprio notissimo sulla scena politica nazionale. Ma ad Alessandria, la sua città, ha conquistato invece titoli e titoloni delle cronache locali. Non tanto perché è stato presidente del consiglio comunale, quanto perché è stato arrestato. Il 27 settembre, poco più di un mese fa. Arresti domiciliari. Con l’accusa di aver rubato al comune di Alessandria una grossa cifra (attorno ai 700 mila euro, non proprio bruscolini).

Come? Grazie alla Vega, un’azienda di Novi Ligure controllata da Grassano insieme a un suo socio, Sergio Cavanna. Grassano aveva due amori: la Lega e la Vega. Entrambe gli hanno dato delle belle soddisfazioni. Grassano, infatti, della Vega è direttore generale e per questo incarico ha dichiarato di percepire un compenso di 18 mila euro al mese. Ma essendo molto impegnato nell’attività politica, ha dovuto tralasciare, poverino, il lavoro. Ha dovuto trascurare la Vega per la Lega. Ma niente paura: i soldi pubblici servono per aiutare i cittadini. Specialmente quelli che s’impegnano contro Roma ladrona e le ruberie dei politici meridionali. Così il comune di Alessandria ha rimborsato i soldi che Grassano perdeva occupandosi indefessamente dei cittadini e del bene comune.

Peccato che la Guardia di finanza sia andata a curiosare dentro questa Vega e abbia trovato qualche sorpresa. L’azienda, che dovrebbe occuparsi di tinteggiature, ha due soli dipendenti, uno dei quali è Grassano, gran capo imbianchino pagato profumatamente. Ma pagato davvero? Con quella enorme cifra che ha dichiarato? Le Fiamme gialle ritengono di no, ritengono che la Vega sia tutta un teatrino messo su dal Grassano per spillare soldi pubblici. Così l’hanno accusato di falso finalizzato alla truffa aggravata nei confronti del comune. La procura ha chiesto il suo arresto e il giudice per le indagini preliminari lo ha concesso, per evitare l’inquinamento delle prove.

È seguito il solito rosario di dichiarazioni pensose a cui ci hanno abituato gli uomini dei partiti “romani”. L’assessore Ugo Robutti si è detto preoccupato per la salute psicofisica di Grassano. Il sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio si è dichiarato stupito della vicenda e ha espresso all’arrestato «la solidarietà umana per il difficile momento, anche a nome della conferenza dei capigruppo». L’europarlamentare leghista Tino Rossi è andato a fargli visita. Lui, Grassano, ha ribadito di essere innocente. Lo stabiliranno i giudici, nei prossimi mesi. Grassano attende fiducioso. Chissà mai che, nell’attesa, gli tocchi di entrare in Parlamento?

(Il Fatto quotidiano, 5 novembre 2009)

 

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