Ligresti e Letizia, voce narrante
Conflitto inedito all'ombra della Madonnina
A Milano stiamo vedendo cose che voi umani neanche immaginate. Il sindaco, donna Letizia Moratti dal sorriso triste, è stata per giorni impegnata a prendere lezioni di recitazione: per fare a teatro la voce narrante del Lincoln Portrait di Aaron Copland, già portato in scena, tenetevi forte, da Katharine Hepburn. Intanto dell’amministrazione della città si è occupato (come sempre) il suo city manager, Giuseppe Sala, che però è rimasto scosso da un cimicione trovato sotto la sua scrivania, una microspia che registrava tutti gli affari trattati (dall’urbanistica all’Expo). Chi era all’ascolto? Ora indaga la procura della Repubblica. La Lega, sempre corretta ed educata, ha subito parlato di «palermizzazione» della politica milanese: certo qui non ci manca niente, tra cimici e veleni, lotte di potere e contese sotterranee, guerre interne al centrodestra coperte da abbracci e sorrisi.
A Palermo se lo sognano, per esempio, che un costruttore chieda alla Provincia di commissariare il Comune. Qui è successo: il costruttore che più d’ogni altro è stato beneficato dalla politica milanese di destra e di sinistra in trent’anni d’attività, Salvatore Ligresti, oggi si lamenta per tre pratiche ferme negli uffici comunali e, ritenendosi danneggiato dal sindaco Moratti (Pdl-partito Moratti) e dall’assessore Carlo Masseroli (Pdl-partito di Comunione e Liberazione), si appella alla Provincia del presidente Guido Podestà (Pdl-partito del Mattone e degli Affari). Uno scontro curioso, un’inspiegabile fretta: quelle tre pratiche urbanistiche risalgono agli anni Ottanta, al famigerato Piano casa che l’amministrazione di centrosinistra regalò all’allora sconosciuto immobiliarista arrivato da Paternò (che proprio per il Piano casa nel 1985 incappò nel primo incidente della sua carriera, lo scandalo delle “aree d’oro”).
Ora, dopo aver aspettato pazientemente per quasi tre decenni, don Salvatore decide d’un botto che quelle tre pratiche sono urgenti. Che gli amici che ha sempre avuto in Comune non gli bastano più. Che deve appellarsi a Podestà, che vorrebbe commissario ad acta per gli affari suoi. Che cos’è successo? È capitato che Ligresti abbia qualche problemino con i conti. Nell’aprile scorso non è riuscito a rimborsare un prestito di 31 milioni di euro. A novembre gli scade un altro finanziamento da 108 milioni. In tempi di crisi e di Borsa non brillante c’è poco da star tranquilli anche per uno pieno di risorse come lui. In più l’amministrazione comunale di Milano sta per varare il Pgt, il Piano di governo del territorio, che porrà nuove regole ai signori del mattone. Per carità, Ligresti farà affari anche con il nuovo Piano. Ma adesso ha fretta, ha le banche alla porta. Non può perdere niente, neanche tre cantieri di periferia. Lui ha fretta, e Donna Letizia perde tempo a recitare sulle orme di Katharine Hepburn...
(Il Fatto quotidiano, 24 settembre 2009)
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