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Letizia è triste
Le sconfitte di un sindaco a metà


Ha fatto perdere a Milano anche il Giro d’Italia. Letizia Moratti è ormai un sindaco dimezzato, che ha perso tutte le sue battaglie. Avrebbe voluto gestire direttamente l’Expo 2015 attraverso un suo uomo di fiducia, Paolo Glisenti, e invece le hanno imposto una gestione collegiale e un presidente come Lucio Stanca. Avrebbe voluto manovrare di persona la grande partita urbanistica del nuovo Piano di governo del territorio, e invece Salvatore Ligresti da una parte, il presidente della Provincia Guido Podestà dall’altra le hanno fatto capire che in città non comanda lei. La partita attorno all’aeroporto di Malpensa è finita con una secca sconfitta di Milano. Sul futuro finanziario dell’amministrazione incombe l’incubo delle perdite milionarie per i derivati, a causa di incauti contratti con le banche stipulati dal sindaco precedente, ma rinegoziati più volte da Letizia Moratti. L’Ecopass, il discusso ticket per accedere al centro città, si è rivelato un fallimento, tanto che Edoardo Croci, l’assessore tecnico alla mobilità imposto dal sindaco, a metà novembre è stato cacciato. Persa anche la sfida sulla sicurezza, su cui Moratti aveva chiesto alla città di essere giudicata. E perfino il Giro d’Italia ciclistico quest’anno non avrà il suo arrivo a Milano.        
Ora il sindaco ha annunciato che chiederà la tessera del Pdl: atto simbolico di resa al partito che la sostiene (non sempre e non incondizionatamente). Letizia Moratti era arrivata a Palazzo Marino nel 2006 pensando di governare la città come un suo protettorato, facendo a meno non soltanto del Consiglio comunale (in cui ha messo piede solo sei volte nel 2008, tre nel 2009), ma anche dei partiti che l’avevano sostenuta. Ha dovuto ricredersi. Alla sua terza presenza in Consiglio quest’anno, per tracciare il bilancio di metà mandato, ha rischiato il disastro, a causa delle assenze sui banchi del centrodestra: solo il buon cuore dell’opposizione le ha permesso di parlare, garantendo in aula il numero legale. Ora è di fatto commissariata, se è vero che le decisioni di peso sono ormai prese da un “direttorio” che si riunisce ogni settimana a casa sua (alla presenza del marito, il petroliere Gianmarco Moratti). Tra un risotto giallo e una cotoletta con l’osso, a mettere il naso nelle faccende della città è sempre più Ignazio La Russa, ministro della Repubblica e coordinatore nazionale del Pdl.
Sono davvero lontani i tempi del suo trionfale giro per la città in bus scoperto, dopo la vittoria di Milano alla gara internazionale per l’Expo. Chi ricorda più gli applausi e i sorrisi di quel giorno, ora che donna Letizia non è più sicura neppure di essere ricandidata sindaco, nel 2011? Invece il suo arrivo a Palazzo Marino, nel 2006, con la sua corte personale di 91 dirigenti con contratti su misura, se lo ricordano in molti. Il ricordo è aiutato anche da un paio di spinose contese legali ancora in corso. La prima davanti alla Corte dei conti, la seconda direttamente alla Procura delle Repubblica. La questione è quella delle “consulenze d’oro”, dei dirigenti comunali cacciati in pochi giorni e sostituiti ai vertici della macchina comunale da persone gradite dal sindaco. Alcune senza i titoli necessari, né la laurea, né l’esperienza professionale. Ma vicini al sindaco o impegnati nella sua campagna elettorale. Nel marzo scorso la Corte dei conti ha sentenziato: le nomine sono illegittime, hanno provocato un «danno erariale per colpa grave»; dunque dovranno essere pagati al Comune di Milano 263 mila euro. A pagare saranno, di tasca loro, il sindaco Moratti (78.700 euro) e altre 21 persone, tra assessori, ex assessori e alti dirigenti. Dopo la condanna, l’opposizione a Palazzo Marino ha chiesto, per bocca del capogruppo Pd Pierfrancesco Majorino: «Moratti chieda scusa alla città». Le scuse non sono mai arrivate, anzi il sindaco ha rivendicato il suo diritto di andare avanti come se niente fosse: «Abbiamo presentato appello. Vedremo».
La causa penale, nata da un esposto in Procura del capogruppo della Lista Fo, Basilio Rizzo, ha avuto un percorso più accidentato. Lo spoil system alla milanese ha assunto contorni, secondo Rizzo, di mobbing nei confronti dei vecchi dirigenti, pressati e costretti a dimettersi, per far spazio ai nuovi, senza titoli ma graditi a Moratti. Il pubblico ministero ha aperto un’indagine a carico del sindaco e ha poi chiesto l’archiviazione. Il giudice per le indagini preliminari l’ha respinta, chiedendo ulteriori approfondimenti. Ora il pm ha di nuovo chiesto l’archiviazione al giudice,   sostenendo di avere individuato comportamenti difficili da qualificare come reati penali, ma certamente spartitori e clientelari.

(Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2009)

 

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