Basilio Rizzo
Il consigliere comunale che ha vinto la sua battaglia con Ligresti
Questa sembra una storia vecchissima. Invece è nuovissima. È l’eterna storia dei business immobiliari a Milano e dei rapporti tra politica e affari. Protagonista: Basilio Rizzo, consigliere comunale. All’opposizione da sempre, fin dagli anni della Milano da bere. Passano i sindaci, le maggioranze, le stagioni politiche, ma Basilio Rizzo è sempre lì, a fare le pulci implacabile alle delibere, a denunciare gli scandali. È uno che, se la politica selezionasse i suoi dirigenti con il criterio del merito, sarebbe deputato, senatore, sottosegretario, ministro, leader, forse papa. Invece è felicemente insegnante di matematica al mattino e controllore del potere al pomeriggio. Ha appena avuto una buona notizia: ha vinto la causa civile contro Salvatore Ligresti, che gli aveva chiesto 1 milione di euro per un suo intervento in Consiglio comunale. Sarà invece Ligresti a pagare 20 mila euro di spese processuali.
Che cosa aveva detto Rizzo, per far arrabbiare tanto don Salvatore? Aveva osato ricordare una vicenda antecedente a Tangentopoli: la madre di tutti gli scandali, la vicenda delle “aree d’oro”, datata 1986. Rizzo aveva detto di essere soddisfatto perché il Comune stava finalmente per dare ai cittadini, espropriandole, le aree verdi del Parco del Ticinello, a sud di Milano. Ma si rammaricava perché del parco facevano parte anche le famose “aree d’oro”, quelle dello scandalo di vent’anni prima, che il Comune avrebbe dovuto pagare a un prezzo più basso di quello d’esproprio. Sì, perché nel 1986 in un armadio dell’assessorato all’urbanistica erano state trovate tre lettere, non protocollate, datate 1982, in cui società del gruppo Ligresti s’impegnavano a cederle al Comune a prezzi stracciati, mentre l’amministrazione le stava acquisendo a prezzi di mercato. Seguì scandalo, accuse di mazzette, caduta del sindaco e processo penale, da cui Ligresti uscì grazie alla prescrizione. Intanto le aree erano passate ad altre società, che non si sognavano neppure di rispettare gli impegni presi. Così il Comune era stato gabbato. «Prendo atto», aveva detto Basilio Rizzo davanti al Consiglio comunale, «che a distanza di vent’anni non siamo stati in grado di far onorare quelle impegnative» a un «imprenditore talmente illustre da essere uno dei primi invitati al ricevimento per l’Expo... L’amministrazione ha un atteggiamento molto conciliante nei suoi confronti... Spero che il Comune non rinunci al diritto di Milano di avere quelle aree ai prezzi previsti dalle impegnative, perché Milano in cambio ha dato molto e molto si è preso quell’imprenditore».
Il giudice ora ha assolto Basilio Rizzo, che ha legittimamente esercitato il diritto di critica. Ma credete che la storia sia finita? Niente affatto. Rizzo ha gioito troppo presto, quando si è detto soddisfatto per le aree del Ticinello passate ai cittadini: ancora oggi non sono state acquisite dal Comune, perché il sindaco Letizia Moratti e il suo assessore Carlo Masseroli preferiscono non usare lo strumento “comunista” dell’esproprio. Quanto alle tre “aree d’oro”, dopo 23 anni dalla madre di tutti gli scandali, la vicenda è ancora aperta: il Comune di Milano non è ancora riuscito a farsi dare quanto promesso da Ligresti nel 1982.
(Il Fatto quotidiano, 12 novembre 2009)
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