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Il tesoretto
Arriva nel centrosinistra anche Enrico Manca. Ecco chi
è, ecco i suoi rapporti con Previti e i con i soldi
della Fininvest. Ritratto dell'ex presidente della Rai, dalla
P2 alla pace con la tv di Berlusconi, tratto da "Campioni
d'Italia", Marco Tropea editore
di Gianni Barbacetto
A volte nei grandi processi accadono cose inaspettate, si
inseriscono vicende laterali, entrano personaggi minori. Lattenzione
di giudici, avvocati, giornalisti, normalmente rivolta ai
protagonisti, agli imputati principali, ai comportamenti di
accusa e difesa, per qualche attimo viene dirottata su storie
diverse, quasi divagazioni della sorte. Così è
successo nelludienza del 28 maggio 2001 al processo
chiamato «Toghe sporche-Sme», quando è
stato chiamato a testimoniare Enrico Manca.
Il processo detto «Toghe sporche» è quello
in cui Silvio Berlusconi è imputato (insieme allavvocato
Cesare Previti e ai giudici di Roma Renato Squillante e Filippo
Verde), con laccusa di aver corrotto i giudici romani
per ottenere un atteggiamento a lui favorevole nella vicenda
delle trattative per la vendita ai privati della società
pubblica Sme. Il teste Enrico Manca è invece un ex
dirigente del Psi. È stato parlamentare socialista
fin dal 1972. È stato anche, nel 1980-81, ministro
del Commercio con lestero. E, dal 1986 al 1992, ha guidato,
come presidente, la Rai.
La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore
di Milano Ilda Boccassini, lo ha voluto interrogare sui suoi
rapporti con Cesare Previti, per via di strani passaggi di
denaro intercorsi tra i due, come era emerso nella fase istruttoria
dellinchiesta. Stimolato dal pubblico ministero, Manca
ha cominciato a raccontare la storia del suo tesoretto in
Svizzera. Una vicenda che avrà, prevedibilmente, scarse
conseguenze giudiziarie, ma che può aggiungere elementi
utili a capire come si faceva (si fa?) politica in Italia.
E può fornire nuovi contributi per scrivere la storia
della Rai e della televisione italiana.
Durante la testimonianza si è parlato anche di alcuni
cocktail «per soli uomini» a casa
Previti, in cui dirigenti di partito e manager di Stato discutevano
di politica economica. Infine si è evocata lombra
di una loggia massonica segreta, che ventanni fa fece
molto scandalo: la P2.
Nessun giornale o telegiornale, comunque, ha dato il giorno
dopo notizia di questo interrogatorio. Noi ci accontenteremo
di raccontarne le tre scene principali, ascoltando le voci
dei diretti protagonisti.
Scena prima:
Di come Cesare Previti, avvocato, esercitasse
la professione di banchiere privato
Dopo aver declinato le proprie generalità e aver compiuto
il giuramento di rito, il teste Enrico Manca (T) comincia
a rispondere alle domande che gli vengono poste dal pubblico
ministero Ilda Boccassini (Pm).
Pm: Senta, Lei conosce Cesare Previti? E in caso positivo,
quando lha conosciuto e che tipo di rapporto ha instaurato
con Cesare Previti nel corso conosciuto degli anni?
T: Allora, conosco Cesare Previti, lho conosciuto
a metà degli anni Settanta, nel 74, 75...
Si è stabilito un rapporto amichevole, tra laltro
il padre di Previti era un commercialista e... praticamente
mi ha dato assistenza legale... diciamo fiscale, insomma,
per le pratiche mie e della mia famiglia nel corso degli anni.
A un certo momento, verso la fine degli anni Settanta
nel 77, 78, non ricordo esattamente insomma
ho chiesto anche una assistenza particolare a Previti, nel
senso che mia madre, timorosa della situazione economica,
inflazione e così via, desiderò aprire, trasferire
in Svizzera dei soldi che erano nella sua disponibilità.
Io chiesi assistenza a Previti per questo, lui mi disse che
lo avrebbe potuto fare. Consegnai questi soldi se poi
devo specificare vi specifico anche quanto: insomma, circa
400 milioni. (...) Si occupò lui di trasferirli e,
diciamo, della gestione di questo conto in Svizzera, come
è testimoniato dalla banca e come io ho consegnato
la documentazione allufficio del Pubblico ministero.
Io non ho mai gestito, diciamo così, questo conto.
E avvenivano... credo si chiamino delle compensazioni, cioè
nel senso che io ogni tanto chiedevo a Previti di trasferirmi
alcuni soldi in Italia, cosa che lui faceva. Soltanto quando
si è aperta questa vicenda e io ho avuto la documentazione
bancaria ho potuto verificare cosa che io non sapevo
prima che una... che queste somme, almeno per cinque
volte, per cinque bonifici, sono avvenuti tramite il conto
dellavvocato Pacifico, che io non conoscevo cioè,
lho conosciuto molto superficialmente, lavrò
visto due o tre volte, ma non sapevo naturalmente che era
tramite lui che questo avveniva. Si tratta di cinque bonifici:
un bonifico è del maggio dell89, mi pare che
siano 180 milioni. Debbo anche precisare che nellinterrogatorio
con il Pubblico ministero, a domanda cosa ne ricordavo, ho
fatto un migliore, diciamo così, ripercorso di memoria
e ho potuto constatare che esattamente un mese dopo, nel giugno,
ho acquistato per mia figlia una casa a via dei Serpenti per
130 milioni. E poi ho avuto delle spese di ristrutturazione,
attorno ai 60 milioni, quindi penso che lutilizzo sia
stato quello. Poi ci sono stati altri tre bonifici nel corso
dellanno 90 e, se la memoria non mi tradisce,
uno è nel maggio, uno è nel luglio e laltro
è nellottobre o ottobre o dicembre, insomma
per complessivi, nel corso dellanno, 163 milioni.
Anche qua, a domanda del Pubblico ministero, ho detto di non
ricordare, essendo passati molti anni. Andando a rivedere
le carte (che tra laltro posso anche avere e così
via) sono stati utilizzati almeno in parte, naturalmente,
perché non è che posso..., non ho il timbretto
sui soldi insomma per la ristrutturazione di una casa
in Toscana, a Capalbio, che ho da moltissimi anni. Lultimo
bonifico, il quinto avvenuto tramite questo giro che poi ho
verificato solo successivamente, è del 93 e sono
70 milioni: ricostruendo, in parte sono andati per un allargamento
sempre della casa di Capalbio, in parte sono andati a coprire
delle spese perché avevo intanto fondato una rivista,
«Pol-Is Politica e Istituzioni», che appunto aveva
bisogno di un qualche sostegno. Questi diciamo sono i bonifici
che ho ricevuto, poi non ho mai più dato tranne
i primi di mia madre di fine 77 non ho più
trasferito tramite Previti soldi in questo conto, tranne che
nel 1992. Nel 1992, a seguito della vendita di una casa avuta
in eredità da mia madre nellottobre del 91
(e la documentazione è presentata allufficio
del Pubblico ministero), ho venduto questa casa per 830 milioni,
di questi mi pare circa 600, 700 adesso non ricordo
esattamente ho trasferito nel 92, nel maggio
del 92, nel conto in Svizzera tramite Previti. Alla
domanda del Pubblico ministero come mai dallottobre
91 avevo trasferito questi soldi nel maggio del 92,
ho risposto e confermo che ho tenuto questi
soldi nella mia abitazione, in cassaforte, e in parte in una
cassetta della Banca Nazionale del Lavoro di via Veneto. Per
precauzione: avendo una campagna elettorale difficile nel
1992, ho tenuto questi soldi di riserva per vedere se mi sarebbero
stati necessari. Non sono stati necessari, nel senso che sono
stato per la quarta volta rieletto con il massimo numero di
voti, sono stato nella storia il deputato più votato
di tutti i partiti... Poi, finita la campagna elettorale,
ho trasferito questi soldi. Anche là, poi, guardando
sempre i conti che ho avuto dalla banca, ho visto che questi
soldi che io ho consegnato, non mi ricordo se in una o due
volte direttamente a Previti, poi hanno girato: una parte
tramite il conto di Previti sono arrivati sul mio conto, e
una parte, cinquanta e cinquanta, attraverso dei clienti di
Previti di cui non conosco il nome, che sono andati nel conto.
Altre, diciamo così, operazioni, non ci sono state,
se non solo queste due volte, una volta nel 77, 78,
una volta nel 92 e quindi a distanza di molti
anni. Poi il conto è stato alimentato, fuori da Previti,
diciamo da me, dall88 o 89 fino al 92, con
dei versamenti che sono stati fatti da un mio amico... diciamo
compagno di partito, imprenditore, direttamente sul conto,
in vari versamenti... se debbo dire il nome lo dico, al Pubblico
ministero lho detto, ma se non è indispensabile...
Pm: Non ha interesse la Pubblica accusa. Se poi la
Difesa intenderà chiederlo, Lei ovviamente dovrà
rispondere.
T: Va bene, e sono stati appunto versati tenendo conto...
cè una motivazione politica, perché nell89
si aprì un forte dissenso, il secondo forte dissenso
fra il segretario del Partito socialista Craxi e me
il primo dissenso avvenne nel 79 in quello che nella
storia politica è importante, non sicuramente in questaula,
il congresso di Torino del 79, in cui ci fu lo scontro
fra me e Craxi, e vinse Craxi, come è noto, e...
poi nell89, scusate, caduto il muro di Berlino, io pensavo
che fosse utile per il Partito socialista interrompere la
collaborazione con il pentapartito e avviare un processo di
tipo mitterrandiano in Italia, quindi ricostruire una unità
a sinistra sotto la leadership socialista, visto che la storia
aveva dato largamente ragione alle posizioni socialiste. Su
questo ci fu un dissidio forte, testimoniato dai libri, diciamo...
di storia o se volete di cronaca: io fui lunico membro
della direzione del Partito a votare contro la riedizione
del governo con lonorevole Andreotti, e si aprì
una fase di tensione. Io... una fase di tensione che ebbe
anche ripercussioni nel collegio elettorale... allora ero
stato eletto senatore, nell87...
Pm: La fermo perchè queste cose non interessano
al processo nè in unaula di giustizia.
T: Sì, sì, benissimo.
Pm: Lei quindi ha detto che vi erano delle rimesse
che tornavano in Italia, arrivava quindi contante?
T: Sì.
Pm: Da chi le veniva consegnato e dove?
T: Mi veniva consegnato da Previti.
Pm: Personalmente da Cesare Previti?
T: Personalmente, sì.
Pm: Nel suo studio?
T: Nel suo studio.
Pm: Nel suo studio: quindi Lei era preavvertito, andava
da Previti e raccoglieva questi contanti. Questo valeva anche
per linverso? Cioè quando Lei ha dovuto trasferire
dei fondi in Svizzera?
T: Due volte è avvenuto.
Pm: Sì.
T: Una volta nel...
Pm: Sì, le due volte...
T: Quelle due volte, sì...
Pm: Lei ha consegnato denaro contante...
T: ...direttamente a Previti.
Pm: A Previti, e poi Lei se li è trovati, senta...
quindi nella gestione di questo conto in Svizzera era delegato
esclusivamente ad operare Cesare Previti?
T: Assolutamente, come testimoniato dalla lettera della
banca di cui Lei è in possesso. Io non ho mai gestito...
ho gestito nel senso che sono andato nel 94 per la prima
volta presso la banca e ho deciso, ho guardato come era la
situazione, ho visto che cera una società che
si chiamava Coraltec, ho deciso di chiudere questa società
e di trasferire quello che rimaneva in un conto personale,
al fine di assicurare anche una trasparenza assoluta. Perché
ho fatto questo nel 94? Lho fatto perché
Previti era stato eletto deputato di Forza Italia e ministro
della Difesa e mi sembrava che la sua attività prevalente
fosse quella politica, non più quella diciamo
così legale. E quindi mi sembrava giusto, per
tanti motivi, separare, diciamo, questa gestione. Ho definitivamente
chiuso il conto presso la banca nel 96, diciamo per
queste stesse ragioni, accentuate dal fatto che nel 96
erano emerse le questioni giudiziarie di cui ora vi state
occupando e quindi ritenevo utile, giusto, necessario uscire
anche da quella banca per non come dire... creare
un collegamento che comunque non aveva rapporto con le vicende,
ma insomma... (...).
Primo intermezzo:
Lo strano caso dei soldi passati dallavvocato della
Fininvest
al presidente della Rai
Enrico Manca, politico e parlamentare della sinistra, trasferisce
dunque, come racconta egli stesso, i suoi soldi allestero,
quando questo era reato. Per farlo, li affida a un noto avvocato
romano di destra, Cesare Previti, che, a quanto apprendiamo,
fa il banchiere privato, il gestore di capitali, il manovratore
di soldi riservati in canali (allora) illegali.
Che soldi sposta allestero, il compagno Manca? Risparmi
della madre, spiega il teste, soldi provenienti dalla vendita
di una casa romana...
Poiché però Enrico Manca dal 1986 al 1992 è
stato presidente della Rai, si è venuta a creare la
seguente situazione: Cesare Previti, lavvocato della
Fininvest che è stata addirittura fondata nel
suo studio romano ha acceso e gestito per anni un tesoretto
in Svizzera al presidente della Rai. Proprio in anni in cui
la Rai, dopo una dura competizione di mercato con le reti
di Berlusconi, decideva di abbassare il livello dello scontro
e di ammorbidire la concorrenza con la Fininvest. La tv pubblica
(vale a dire: dei partiti) firmava di fatto una sorta di armistizio
con la concorrente tv privata di Berlusconi, istituzionalizzando
il duopolio Rai-Fininvest e ponendo le basi per il varo di
una pessima legge sulla tv, la cosiddetta Legge Mammì.
Il conto Previti-Manca è stato chiuso soltanto il 18
marzo 1996, quando era già esploso lo scandalo delle
«Toghe sporche» e Previti era stato messo sotto
accusa dalla procura di Milano, che aveva fatto arrestare
anche il giudice Renato Squillante e lavvocato Attilio
Pacifico.
Scena seconda:
Della politica economica a casa Previti
Il pubblico ministero Ilda Boccassini (Pm) continua a porre
domande al teste Enrico Manca (T): sugli incontri avuti a
casa Previti, con alti papaveri della politica e dellindustria
di Stato. E insiste su qualche contraddizione del teste, su
qualche dimenticanza (è passato tanto tempo...). Perché,
per esempio, ricorrere a un prestanome (il signor Marco Iannilli)
per aprire conti e cassette di sicurezza in una banca? A che
titolo ricevere assegni dallavvocato della Fininvest
Cesare Previti? Assegni o contanti?
Pm: Senta, Lei conosce Giorgio Casoli?
T: Certo.
Pm: Che tipo di rapporto avevate o avete?
T: Allora, Giorgio Casoli lho conosciuto nel
1980, quando lo eleggemmo sindaco di Perugia. E, come dire,
ho avuto con lui rapporti politici e anche personali, in una
fase migliori, in unaltra fase più tesi. Se vuole,
vado avanti a precisare e approfondire, come vuole Lei....
Pm: No, non è interessante (...). Senta, Lei
frequentava anche casa Previti?
T: Sì, certo.
Pm: Quale indirizzo?
T: Allora, casa... Previti ha avuto casa fino... adesso
mi pare grosso modo all87, fine 87, a via Cicerone
e poi si è trasferito a Piazza Farnese. Io ho frequentato
sia via Cicerone che piazza Farnese.
Pm: Ma cosa erano: ricevimenti, cene, colazioni, aperitivi,
cocktail?
T: Allora, distinguiamo: io ricordo... lo ricordo perchè
in qualche misura sono stato io promotore di due cocktail,
prima che diventassi presidente della Rai, perché ero
allora responsabile per la politica economica del Partito
socialista, e Previti era vicepresidente della Alenia, Alenia
Spazio, e io... siccome lui aveva questa casa grande e così
via, allora gli dissi se si potevano là organizzare
dei cocktail per tra laltro per soli uomini
diciamo così, per impostare delle relazioni, insomma,
e in generale erano imprenditori pubblici o privati, insomma,
non so... Mi ricordo il presidente di Finmeccanica Viezzoli,
mi pare Fabiani... Poi cera... alcuni miei amici tipo
lavvocato Lemme, Giannotta che purtroppo è morto,
che era il presidente dellItaltel, alcuni parlamentari
come Andò, La Ganga, De Michelis... Insomma ce ne sono
stati due, quello me lo ricordo, due di questo tipo. Poi invece
ci sono state non più, che io mi ricordi almeno con
me, ricevimenti nel senso di molta gente, ci sono state delle
cene o pranzi a casa Previti con... o persone di famiglia
o alcune volte con Confalonieri, lo stesso Berlusconi un paio
di volte o di più. Grosso modo, insomma, questo è
quello che ricordo io.
Pm: Lei ha incontrato anche magistrati in queste occasioni
a casa Previti?
T: Guardi, io non ricordo di avere incontrato magistrati
e comunque, diciamo così, nulla che abbia potuto focalizzare
la mia attenzione, insomma. Poi naturalmente non escludo che
qualcuno ci sarà potuto essere qualche volta, ma insomma
non...
Pm: Lei Renato Squillante lo conosceva?
T: Renato Squillante lo conoscevo, lo conosco, è...
ha frequentato gli ambienti socialisti, quindi lho conosciuto.
Non cè stata una frequentazione né un
rapporto stretto, però lho conosciuto. Lui è
in ambienti socialisti in tutta una fase, molto legato a Giacomo
Mancini; poi lho ritrovato assistente giuridico di Cossiga
quando Cossiga era presidente della Repubblica. Niente più,
niente di meno, insomma, comunque lo conoscevo.
Pm: Senta, il danaro che Le veniva consegnato da Previti,
erano banconote fascettate, o appena uscite dalla banca, o
malmesse? Lei ricorda limporto: 100 mila lire, 50 mila
lire, 10 mila lire?
T: Questo francamente...
Pm: Non se lo ricorda.
T: Mi chiede una cosa che non ricordo.
Pm: Senta, Lei ha mai conosciuto Marco Iannilli?
T: Sì, Marco Iannilli era un collaboratore
era o è, non lo so bene un collaboratore dello
studio Previti e a un certo momento (non so bene collocare
la data, ma è sicuramente negli anni... nella seconda
metà degli anni Ottanta), insomma, una volta, cioè,
Previti mi disse: «Guarda, se vuoi per, come dire, facilitarti
un po le cose, anche per una certa riservatezza
siccome cera la Banca nazionale del lavoro che aveva
la sede proprio a via Del Corso accanto alla sede del Partito
ti faccio aprire da un mio collaboratore (che poi ho
visto che era Marco Iannilli) una cassetta di sicurezza e
tu hai le chiavi e, quindi, diciamo la puoi utilizzare».
Cosa che è avvenuta, francamente questa cassetta non
lho quasi mai utilizzata.
Pm: Fra i documenti che sono anche in vostro possesso,
presidente, leggo febbraio 87.
T: Eh...
Pm: E risulta anche che la cassetta è stata
aperta, cioè è stata utilizzata.
T: Sì, poco...
Pm: È un dato documentale, voglio dire, da qua
non si prescinde.
T: Certo, certo...
Pm: Senta, siamo nell87, se se non ricordo male
Lei è già presidente della Rai...
T: Sì.
Pm: Quindi ricopre una carica istituzionale. Sì,
ma vorrei che Lei spiegasse meglio, perché francamente
mi sfugge per quale motivo Lei ha dovuto servirsi, utilizzare
un prestanome, unaltra persona, per aprire una banalissima
cassetta di sicurezza, avendo Lei dei conti correnti accesi
su vari istituti di Credito... È vero che Lei aveva
conti correnti in quel periodo?
T: Certo, certo...
Pm: Allora come mai ha utilizzato una terza persona?
T: Allora avevo dei conti correnti anche alla Banca
nazionale del lavoro.
Pm: Ecco, a maggior ragione: perchè ha utilizzato
un prestanome?
T: Ma, guardi, nessun... credo un motivo più
che altro di... come dire, di riservatezza, di...
Pm: Ma la banca è di per sé riservata,
perché...
T: Beh, sa...
Pm: ...a meno che la magistratura non chieda, le banche
sono di per sé istituti basati sul segreto bancario,
quindi nessuno può
T: Sì, no, ma più che altro...
Pm: Cioè non capisco questo tipo di riservatezza.
T: Ma sa, più che altro il problema probabilmente
era anche legato a scendere, andare, fare... Guardi, francamente
non cè stato nessun motivo particolare, è
una cosa che non... come dire, cioè, non ho dato particolare
rilievo alla cosa, insomma, ecco.
Pm: Presidente, se Lei mi consente, io mostrerei degli
assegni bancari che voi già avete e che sono stati
ovviamente prelevati dai conti correnti di Cesare Previti,
intestati allonorevole Manca (...). Sono assegni che
abbiamo trovato noi, dellimporto di 50, 40 milioni per
lonorevole Manca, a firma Cesare Previti a Lei girati.
Si tratta delle compensazioni?
T: Immagino di sì, sono del 1989...
Pm: Ma Lei non ha detto che riceveva denaro contante?
T: Eh, sì, eh... È l89, sono dieci
e più anni fa, sa, adesso... può essere benissimo...
Pm: O è altro denaro che Lei in qualche modo
riceveva da Cesare Previti?
T: No, io da Cesare Previti non ho ricevuto altro danaro
che non fosse quello delle compensazioni.
Pm: Quindi Lei non se lo ricorda?
T: Ma penso sicuramente che siano quelli.
Pm: Ma Lei ha detto che i soldi le venivano consegnati
sempre a mano.
T: E infatti così ricordo. (...) Guardi, non...
non mi ricordo adesso questo, credo che...
Pm: Può leggere gli importi, Manca, per favore?
T: Sì, 40 milioni...
Pm: Data?
T: 19 ottobre 89.
Pm: Poi? Vada avanti.
T: Poi 20 milioni, 31 dicembre 89; 20 milioni,
22 gennaio 90; 28 milioni e 500 mila, il 21 dicembre
del 90.
Pm: Quindi, insomma, non è in grado di dettagliarci
meglio lorigine di questi assegni?
T: Dieci anni fa, non... può esserci stato qualche
motivo che qui non mi ricordo, non lo so, un prestito, una
cosa, non lo so... non ho... Credo che siano quelli della
compensazione, che probabilmente una parte saranno stati in
contanti, adesso... non è così, forse una parte
sarà stato... daltra parte, voglio dire, sono
cifre che...
Anche un avvocato del collegio difensivo, Perroni (D), pone
alcune domande al teste Enrico Manca (T). Il quale sviluppa
e precisa il suo racconto sui ricevimenti politico-economici
a casa Previti.
D: Lei da quanto tempo conosce Cesare Previti?
T: Da metà degli anni Settanta.
D: Quindi, insomma, più di una ventina danni?
T: Sì. (...)
D: Oh, sempre con riferimento alle frequentazioni di
casa Previti, mi sembra di aver capito Lei mi corregga
se sbaglio che in una prima fase sostanzialmente Lei
ricorda solo due ricevimenti parlo di quando ancora
Previti abitava a via Cicerone.
T: Beh, diciamo che quelli me li ricordo bene perche
in qualche misura... diciamo li ho promossi io, insomma, ecco,
promossi sì. Insomma ho detto: «Facciamo... ci
hai una casa, possiamo invitare un po di persone»...
Diciamo così, dei rapporti di relazioni esterne, appunto,
io ero interessato a stabilire positivi rapporti avendo
la direzione della politica economica del Partito socialista
con dirigenti dellimpresa pubblica, dirigenti
dellIri, essendo lui uno dei vicepresidenti di una delle
società dellIri... Niente di più e niente
di meno, insomma.
Secondo intermezzo:
Conversazioni sulle sorti dellindustria di Stato
La politica economica, dunque, si faceva a casa Previti: Enrico
Manca, il responsabile della politica economica del Partito
socialista, nonché per alcuni anni ministro, forse
a corto di adeguate sedi istituzionali, aveva chiesto allattivissimo
e utile avvocato (oltre che un tesoretto in Svizzera e un
prestanome per aprire una cassetta di sicurezza nella banca
sottocasa) di mettere a disposizione la sua bella dimora romana
(«Ci hai una casa, possiamo invitare un po di
persone...»).
Così i boiardi di Stato potevano tranquillamente incontrarsi
e discutere con Gianni De Michelis, Giusi La Ganga, Salvo
Andò, Enrico Manca... Ah, fosse rimasta una registrazione
di quelle conversazioni, che splendido romanzo...
Scena terza:
Toh, chi si rivede, la P2
Terminate le domande del pubblico ministero, il presidente
del Tribunale, come di rito, concede la parola agli avvocati
della difesa. Lavvocato Perroni (D) pone alcune domande
al teste Enrico Manca (T): emerge dalla nebbia della storia
una vecchia vicenda dimenticata, quella degli elenchi della
loggia massonica segreta P2. Sul club guidato da Licio Gelli
torna, infine, anche il pubblico ministero (Pm), al termine
delle domande della difesa.
D: Ecco, io vorrei tornare invece un attimo sui rapporti
con il senatore Giorgio Casoli che Lei aveva accennato. Ce
li può cortesemente dettagliare? (...).
T: Allora, ripercorrendo... Nell80 Casoli viene
eletto sindaco di Perugia e quindi io naturalmente lo conosco
bene anche perché sostengo quella candidatura essendo
io il... diciamo il leader del Partito socialista e avendolo
portato, il Partito socialista, a sindaco di Perugia nellalleanza
di sinistra in Umbria. Poi ho rapporti diciamo amichevoli
con lui, nel... chiedo anche a lui un... di capire come mai,
essendo notoriamente lui del resto lo proclama apertamente,
quindi non... non rivelo nulla di particolare un esponente
della massoneria, e essendomi trovato io, diciamo così,
coinvolto senza alcuna motivazione (come poi è stato
ampiamente dimostrato) negli elenchi della P2, ho chiesto
a Casoli di cercare di capire, di informarsi. Cosa che lui
fece, e mi disse che aveva parlato con un esponente della
massoneria, che era lavvocato Massimo Della Campa, e
che questi gli aveva confermato che in effetti il mio nominativo
era inserito, ma non cera nessun riscontro di nessun
tipo, cosa che poi, diciamo così, si è verificata
nei dati documentali. Gli ho presentato Previti, gli ho presentato
Previti perché, anche proprio in rapporto a questa
vicenda... perché io avevo affidato a Massimo Severo
Giannini una azione penale e unazione civile e poi unazione
penale per laccertamento della verità. Quindi
si conoscono Casoli e Previti, in parte abbiamo avuto rapporti
comuni, in parte poi loro sono rimasti amici, diciamo, per
conto loro. (...)
Pm: Una domanda: senta Manca, prima, accennando allepisodio
liste P2 dove Lei comunque mi sembra che era... il
suo nome negli elenchi ha accennato a delle... a una
presa di posizione insieme a Previti e poi di cause. Lei ha
avuto anche cause penali?
T: Io ho avuto una causa, ho fatto una causa penale,
anzi due: una alla pretura unificata di Perugia, poi unaltra
al Tribunale di Spoleto, che però poi si è conclusa
perché colui il quale aveva scritto larticolo
ha ritirato...
Pm: Ah, sì...
T: ...la cosa, poi ho avuto una causa civile al Tribunale
di Roma...
Pm: Chi era il relatore o il presidente? Si ricorda
chi erano i magistrati che si sono occupati di questa sua
causa civile?
T: Sì, mi ricordo, perché ho letto la
sentenza che era... mi ricordo il Presidente, che era Verde.
Pm: Chi scusi?
T: Verde.
Pm: Filippo Verde?
T: Filippo Verde.
Pm: E Lei lo conosceva?
T: No, io Filippo Verde lho conosciuto quando
Filippo Verde è diventato capo di gabinetto di Vassalli,
lavrò incontrato due, tre volte, là, al
ministero.
Pm: Non ho altre domande.
Terzo intermezzo:
Le denunce di Manca, le sentenze di Verde
Nel maggio 1981, più di ventanni fa, vennero
resi noti gli elenchi degli iscritti alla loggia massonica
segreta P2, ritrovati in un ufficio di Licio Gelli a Castiglion
Fibocchi, durante una perquisizione ordinata dai giudici istruttori
di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo. Tra i nomi della
lista cera anche quello di Enrico Manca, che era uno
dei tre ministri che comparivano negli elenchi, insieme a
tanti altri politici, militari, funzionari dello Stato, professionisti...
La loggia P2, nel periodo 1978-1980, era stata molto attiva
nel settore dei media. Aveva di fatto acquisito il controllo
del maggior gruppo editoriale del Paese, la Rizzoli-Corriere
della sera. Poi aveva sferrato un attacco al monopolio televisivo
della Rai. Nel 1980 aveva portato a termine con successo loperazione
«Mundialito».
Sotto la regia di Licio Gelli, che aveva grandi interessi
economici e ottime entrature politiche in Uruguay con la giunta
golpista al potere, Canale 5 aveva ottenuto (strappandoli
alla Rai) i diritti televisivi europei per il «Mundialito»,
il campionato mondiale tra le nazionali calcistiche vincitrici
della Coppa Rimet programmato a Montevideo per il 1981. Canale
5, la tv di Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816), ottenne
di trasmettere le partite, per la prima volta, in diretta
e su tutto il territorio nazionale, in deroga alle leggi allora
vigenti: fu, di fatto, la rottura del monopolio televisivo
Rai.
Nel governo che permise la svolta erano presenti: il ministro
della Poste Michele Di Giesi, socialdemocratico, che obbediva
al suo segretario di partito Pietro Longo (tessera P2 numero
2223), il ministro di Grazia e giustizia Adolfo Sarti (che
aveva presentato domanda discrizione, accolta allunanimità
nel giugno 1978) e il ministro del Commercio estero Enrico
Manca (tessera P2 numero 2148).
Enrico Manca combatté una sua battaglia per dimostrare
di non essere iscritto alla loggia P2. Intentò alcune
cause per diffamazione. Nel 1985 riuscì finalmente
ad avere piena soddisfazione da una sentenza: è estraneo
alla P2. Suo avvocato in quella causa fu Cesare Previti, testimone
determinante fu Maurizio Costanzo (tessera P2 numero 1819),
il giudice che emise la sentenza fu Filippo Verde.
Oggi Previti, gestore del tesoretto di Manca, e Verde, che
stilò la sentenza favorevole a Manca, sono coimputati
nel processo «Toghe sporche» (che deve giudicare
un caso di corruzione in atti giudiziari), insieme a Silvio
Berlusconi.
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