Negli affari della "nuova P2" fa il suo ingresso anche l'ex braccio destro di Roberto Formigoni, Marco Mazarino De Petro. Ha incassato 30 mila euro (anticipo di una "consulenza" di ben 900 mila euro) pagati dalla società Hgp di Milano per poter realizzare "IsolaTua", un progetto di riqualificazione delle stazioni delle Ferrovie Nord Milano (Fnm). La vicenda emerge dalle carte dell'inchiesta romana sul gruppo di Flavio Carboni. Il 7 settembre 2009 i carabinieri intercettano il fax di un avvocato milanese, Giuseppe Spagnolo, che a nome dell'Hgp si rivolge allo studio dell'avvocato Paolo Sciumè, legale delle Ferrovie Nord. Protesta, l'avvocato Spagnolo, sostenendo che le Fnm non stanno mantenendo gli impegni presi con Hgp. Le Nord hanno scaricato l'azienda milanese, asserendo che Hgp è inadempiente. Spagnolo lo nega, e protesta con ancor più vigore in quanto, scrive l'avvocato, la Hgp ha già sborsato 30 mila euro a De Petro: "Ancora nella fase propedeutica alla stipula dell'accordo quadro, dietro esplicita richiesta della Vostra assistita (la società VieNord, controllata da Fnm, ndr), giova citare il pagamento di euro 30.000,00 effettuato al dottor Marco Mazarino De Petro, a seguito delle richieste del 26.7.2008 e precedenti". Nella sua lettera, l'avvocato Spagnolo fa riferimento inoltre a due contratti di consulenza, del valore di 450 mila euro ciascuno, che VieNord avrebbe preteso per De Petro e per Stefano Picotti (solo omonimo dell'avvocato Picotti, ex capogruppo Pdl al consiglio comunale di Arcore), in cambio dell'incarico a Hgp.
Chi c'è dietro Hgp? La Holding Gestione Progetti, azienda con sede in via Ripamonti a Milano, è controllata da Massimo Iafisco. Quando comincia ad avere problemi con le Ferrovie Nord, uno dei partner della società, Riccardo Piana, coinvolge Flavio Carboni e Arcangelo Martino (che si stavano dando da fare anche per la vicenda dell'esclusione della lista di Roberto Formigoni alle ultime elezioni regionali). La "nuova P2" si mette all'opera. Carboni e Martino, quando vengono a sapere della lettera inviata dall'avvocato, si preoccupano: per gli accenni espliciti, messi nero su bianco, a "consulenze" che sono troppo simili a tangenti. Allora l'ordine è: non lasciare tracce, distruggere quella missiva. Il 24 settembre, Piana riferisce a Carboni le preoccupazioni di Martino: "No, lui ha detto soltanto che bisogna ricucire... che bisogna distruggere tutte quelle copie, eh, non le devi avere neanche tu, ehh". Carboni chiede: "Si parla... si parla anche di... di cose date?". Piana conferma: "Di tutto!". Allora Carboni replica: "Eh, ho capito, quello è un reato!".
Marco Giulio Mazarino De Petro è una vecchia conoscenza della cronache giudiziarie. Ex sindaco democristiano di Chiavari, ma soprattutto amico e consulente di Formigoni, è stato condannato a due anni in primo grado per corruzione internazionale di funzionari dello Stato. Il caso, scoppiato nel 2004, è la parte italiana dello scandalo internazionale "Oil for food". Ricche forniture petrolifere erano assegnate dal regime iracheno di Saddam Hussein agli "amici" in giro per il mondo, in cambio di mazzette. Una fornitura arrivò anche in Italia, assegnata a Roberto Formigoni, forte di un rapporto con il numero due del regime, il cristiano Tareq Aziz. Mediatore degli scambi petroliferi, Mazarino De Petro, riconosciuto colpevole nel processo, ma poi salvato in appello dalla prescrizione.
Un paio di anni dopo, ecco De Petro di nuovo all'opera. Alle prese questa volta non con petroliere e finanziarie offshore, ma con stazioni ferroviarie. Raggiunto dal "Fatto Quotidiano", De Petro conferma di aver svolto una consulenza per la Hgp: "Sì, ho lavorato per alcuni mesi a quel progetto. Poi, quando è saltato tutto, per loro inadempienze, ho rinunciato a ogni mia pretesa. Ho ricevuto un compenso per il mio lavoro, ma adesso non ricordo quanto. In che cosa consisteva il mio lavoro? Ma, sa, è complicato da dire, è complesso spiegarglielo adesso...".
Conferma anche Iafisco: "Abbiamo sviluppato un progetto pilota per 23 stazioni delle Ferrovie Nord. Se fosse stato portato a termine, sarebbe stato un affare da 3 milioni di euro all'anno. Ha fatto gola ad altri e ci hanno escluso. In pratica ci hanno usato e poi hanno sfruttato la nostra idea. Il progetto consisteva nello sfruttamento pubblicitario delle stazioni e si ripagava da solo, a differenza di quello degli altri concorrenti".
Spiega Iafisco: "Sono state le Ferrovie Nord, come abbiamo scritto nella lettera, a chiederci di inserire come consulente De Petro. E di pagargli 30 mila euro. Se lei mi chiede se il lavoro sarebbe stato fatto bene ugualmente senza di lui, le rispondo di sì. La sua utilità era evidentemente nelle relazioni sociali, anche se poi si è rivelato inutile, visto che ci hanno sfilato il progetto. Poi, oltre ai 30 mila euro, ci hanno chiesto di inserire nel progetto, come costo previsto nel business plan, 300 mila euro all'anno che non erano originariamente previsti: per due consulenze a Picotti e De Petro. Se vuole sapere la mia opinione da uomo della strada, ritengo che De Petro sia stato inserito perché è vicino al presidente della Regione Lombardia, che è azionista di Ferrovie Nord. Volevamo fare causa e per questa ragione abbiamo spedito la lettera all'avvocato Sciumé". Iafisco nega che la sua società, come adombrano gli investigatori, sia controllata da Carboni. "Io non lo conoscevo neppure. E non ho fatto alcun altro affare con lui. Non è un nostro socio, né io sono il suo prestanome. E comunque il suo intervento non ha prodotto nulla".
Le Ferrovie Nord, interpellate dal "Fatto" sulla vicenda, hanno risposto "No comment". Nessuna risposta neppure da Roberto Formigoni.
Il Fatto quotidiano, 15 luglio 2010